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Il Caso
Hill
Quando
qualcuno afferma di essere entrato in contatto con degli "esseri umani"
a bordo di un UFO, la sua testimonianza deve essere studiata più di
qualsiasi altra, perché questo è un campo nel quale soggetti fantasiosi
e umoristi spesso si sbizzarriscono. Nondimeno certi casi sono veramente
degni di interesse, come l'esperienza vissuta dai coniugi Hill. È una
storia curiosa e la sua analisi non permette di definire con esattezza
se Barney e Betty Hill abbiano veramente incontrato degli extraterrestri
o meno.
Tutto è successo nella notte tra il 19 e il 20 settembre 1961, allorché
gli Hill tornavano con il loro cane Delsey da un viaggio in Canada.
Verso le 22.00 con la loro auto avevano da poco lasciato un ristorante e
stavano attraversando le White Mountains per raggiungere il loro
domicilio a Portsmouth, nel New Hampshire quando, verso Lancaster, la
loro attenzione fu attratta da una luce il cui comportamento non
sembrava normale. Barney, incuriosito più che preoccupato, pensò dovesse
trattarsi di un satellite o di una stella. Per meglio esaminare il
fenomeno, fermò la macchina e prese il suo binocolo: ma l'oggetto
proseguì la sua traiettoria e la curiosità di Barney restò
insoddisfatta. Riprese a guidare e per quasi due ore fu come scortato da
quella cosa luminosa. Volendo a tutti i costi conoscere la causa esatta
di quell'apparizione, l'uomo fermò di nuovo la macchina su di un'area di
sosta e fu allora che l'UFO modificò la sua rotta dirigendosi verso la
macchina degli Hill. Contrariamente a Betty, Barney non era convinto
ancora del carattere straordinario del fenomeno: pensava si trattasse di
un aereo militare o di un Piper Club con a bordo dei cacciatori oppure
di un elicottero. Gli Hill salirono di nuovo in macchina e di nuovo
scortati dalla strana luce percorsero ancora alcuni chilometri. Betty
seguì con il binocolo le evoluzioni dell'UFO attraverso gli alberi
finché non resistette più e pregò Barney di fermarsi di nuovo e di
guardare lui stesso di cosa si trattasse. Questa volta era chiaro,
l'oggetto non assomigliava a niente di conosciuto: era enorme e lasciava
vedere nettamente due file di finestrini. Spinto di imprecisati motivi,
Barney si avvicinò sempre di più all'oggetto silenzioso, fino a scorgere
forme umane dietro gli oblò.
Da quell'istante i ricordi di Barney sono confusi. Dovette temere di
essere catturato da quegli individui perché corse a rifugiarsi nella
macchina dove Betty lo attendeva. Barney era in uno stato di eccitazione
tale da sfiorare l'isterismo: ma quando Betty guardò fuori l'oscurità
era completa. Di colpo si sentì uno strano rumore, un "bip-bip"
lancinante che sembrava provenire dal cofano. Da quel momento la loro
memoria si offuscò. Ripresero conoscenza soltanto due ore dopo e
avvertendo un rumore identico: si trovavano allora a 60 chilometri a sud
del luogo dove lo avevano sentito per la prima volta. Durante questo
breve percorso, gli Hill persero due ore della loro vita. L'indomani,
esaminando la macchina, scoprirono che la superficie del cofano era
ricoperta da una dozzina di cerchi. Erano perfetti e avevano la
dimensione di una moneta da un dollaro. Particolare importante:
avvicinando ad essi una bussola, la lancetta si mise a girare in tutte
le direzioni. Betty pensò allora di avvertire l'U.S. Air Force ed è così
che alcuni giorni più tardi furono interrogati dal maggiore P. W.
Henderson.

INCUBI
NOTTURNI
Quest'ultimo mandò addirittura un rapporto ufficiale al "Project Blue
Book" precisando che sembrava fuori dubbio la buona fede dei testimoni.
Dopo di che Betty provò a documentarsi al massimo sul problema degli
UFO. Si procurò il libro del maggiore Keyhoe (The Flying Saucer
Conspiracy) e così prese conoscenza dei dati fondamentali del problema.
In seguito a queste letture, meno di una settimana dopo la sua
avventura, Betty scrisse a Keyhoe raccontandogli l'esperienza vissuta
insieme a suo marito. Qualche settimana più tardi ebbe luogo un
incidente la cui portata verrà capita in seguito. Scorgendo una macchina
messa in mezzo alla strada e circondata da alcuni uomini, Betty fu
bruscamente presa dal panico e ordinò al marito di accelerare e di non
fermarsi per nessuna ragione. In quel periodo le notti di Betty erano
popolate da numerosi incubi dei quali parlava molto raramente e solo a
pochi amici intimi. In questi sogni incontrava un gruppo di uomini e
appena si avvicinavano alla macchina perdeva conoscenza. Si svegliava in
compagnia di Barney all'interno di uno strano apparecchio nel quale
erano sottomessi ad un esame medico completo. Venivano assicurati che
non sarebbe stato fatto loro alcun male e che dopo la loro liberazione
non si sarebbero ricordati di niente.
Quasi un mese dopo la loro avventura, gli Hill ricevettero la visita di
Walter Webb, inviato dal NICAP (National Investigations Cornrnittee on
Aerial Phenomena) su richiesta del maggiore Keyhoe.

SENZA
CONTRADDIZIONI
L'incontro
con Webb si prolungò per diverse ore ed egli interrogò Barney e Betty
Hill senza riuscire a farli cadere in contraddizioni. Scrisse nel suo
rapporto: "...sono convinto che dicono la verità e malgrado non
esercitino professioni che esigono l'acutezza di osservazione dello
scienziato, sono stato piacevolmente impressionato dalla loro
intelligenza, dalla loro apparente onestà e dal loro desiderio evidente
di attenersi ai fatti, diminuendone il loro dato sensazionale".
Alla fine di novembre 1961, ci fu a casa degli Hill una piccola riunione
nel corso della quale, per la prima volta, ci si interrogò molto
seriamente sul "buco di due ore" nel loro viaggio e fu proposto a Betty
e Barney di sottoporsi a ipnosi. Una coincidenza abbastanza strana volle
che sia stato proprio James Mc Donald, amico intimo degli Hill ad avere
l'idea dell'ipnosi. Allora McDonald non era direttamente immischiato nel
problema degli UFO e si accontentava di mantenere una posizione neutrale
al riguardo. Comunque non avendo trovato uno specialista particolarmente
competente, l'idea dell'ipnosi fu momentaneamente accantonata.
Dal 1962 in poi la salute di Barney incominciò a subire delle
alterazioni: soffriva di ipertensione e di un'ulcera al duodeno. Durante
l'estate di quell'anno fu necessario un lungo trattamento dal Dr. D.
Stephens a Exeter.
Quest'ultimo fece notare a Barney che il suo stato generale era assai
complesso e che problemi di ordine psicologico creavano in lui conflitti
interiori responsabili di uno stato depressivo. Tali fattori possono
anche provocare ulcere e il Dr. Stephens consigliò a Barney di
consultare il Dr. Benjamin Simon, psichiatra molto rinomato di Boston.
Bisogna precisare che Barney è un nero e Betty una bianca: i matrimoni
misti sono ancora difficili soprattutto negli Stati Uniti e i problemi
che fanno nascere possono provocare delle nevrosi. Ed è quello che prima
pensò il Dr. Simon, ma appena fu messo al corrente degli avvenimenti del
settembre 1961 modificò la sua prima impressione. Così non fu proprio da
psichiatra che il Dr. Simon accolse Barney Hill a metà dicembre del
1963, ma piuttosto da neurologo ipnotista per curare l'amnesia del suo
paziente. Una amnesia molto breve, giacché mancavano soltanto due ore,
ma ormai vecchia di più di due anni. Così la proposta del Dr. James Mc
Donald si realizzava.

SEDUTE
IPNOTICHE
L'amnesia
è una forma di disturbo che si presta particolarmente bene all'azione
dell'ipnosi. Ma prima di tutto che cos'è l'ipnosi? I migliori
specialisti esitano a definirla tanto è complesso il fenomeno, così ci
limiteremo a dire che si tratta di una specie di sonno incompleto
provocato artificialmente: lo stato ipnotico provoca una forte
attenzione da parte del soggetto che vi è sottomesso, e anche dei
cambiamenti nella coscienza e nella memoria. Tra l'altro, nel corso di
una seduta di ipnosi, possono essere rivelate immagini dimenticate
nell'inconscio o situazioni delle quali si è perduto il ricordo. Bamey e
Betty Hill si sottoposero a ipnosi tre volte ciascuno, dal gennaio al
marzo 1964. Nel corso di quelle sedute furono chiarite le due ore di
"buio": Barney e Betty, ancora una volta senza contraddirsi, affermarono
di essere stati esaminati da esseri umani che li rilasciarono in seguito
senza far loro alcun male.
Ma vediamo come si svolsero le sedute di ipnosi e riprendiamo in esteso
estratti del libro di John G. Fuller (The Interrupted Journey) dedicato
al caso Hill e pubblicati dalla rivista "Moustique" nel 1967.
Il 4 gennaio 1964 ha luogo la prima seduta nel corso della quale Barney
è ipnotizzato abbastanza facilmente. Malgrado i buoni risultati
ottenuti, il Dr. Simon aspetterà il 22 febbraio prima di interrogare più
a fondo il suo paziente. In questa data Barney è nuovamente sottoposto a
ipnosi e incomincia col descrivere il suo viaggio in Canada, la visita a
Montreal e il viaggio di ritorno. Tutte le loro conversazioni sono state
registrate su nastro magnetico ed eccone un estratto:

BARNEY - Guardo attraverso i finestrini dell'auto e vedo una
stella. È strano, ma dico: "Betty, è un satellite". Poi mi sono
accostato al bordo della strada, e Betty si precipita fuori con il
binocolo... Guardo il cielo... E dico a Betty: "Sbrigati, voglio vedere
anch'io". E vedo che non è un satellite. È un aereo. Lo dico a Betty e
gli ripasso il binocolo. Sono soddisfatto.

Dr. SIMON - Che tipo di aereo?

BARNEY - Sto guardando. Si trova sulla mia destra. Non va nella
direzione che pensavo. Non mi sorpasserà venendo da destra, la mia
spalla destra. Passerà lontano verso nord. Mi trovo di fronte all'ovest,
e la mia destra è verso nord. Non sta andando verso nord!

Dr. SIMON - Ci sono dei motori?

BARNEY - Non saprei. Ma trovo strano il non sentire il motore...
Quell'oggetto che era un aereo non era un aereo. Era... era strano,
veniva verso di noi. Guardavo a volte il cielo a volte la strada, e
pensavo: "Com'è buio! Che cosa succederebbe se venisse fuori un orso?".
Sono tornato alla macchina e ho detto: "Andiamocene, Betty. Non è che un
aereo, viene da queste parti. Cambiano rotta. É senz'altro un Piper
Club".

Dr. SIMON - Un Piper Club non avrebbe avuto che uno o due
finestrini. Lei ha notato finestrini in quell'aereo?

BARNEY - È quello che ho detto ed è quello che ho visto
ritornando alla mia macchina. Un Piper Club... C'incamminiamo, e Betty
seguita a guardare. Dice: "Barney, non è un aereo. Ci segue sempre". Mi
fermo e lo vedo. In lontananza. Cerco un posto per parcheggiare. Vedo un
sentiero a destra della strada. Penso che sia il posto adatto per
fermarmi: se altre macchine passano, non mi urteranno. Esco dalla
macchina e ancora una volta dico tra di me: "è strano".

Torna alla macchina. Il tono della voce esprime lo stupore.

BARNEY - È ancora lì. Betty dice: "Credo che sia..." Sono
furioso, lei cerca di farmi credere che si tratta di un disco volante...
lo mi chiedo perché non se ne va. Mi fermo per guardare. Penso: "Quando
avrò passato Old Man, c'è un posto da dove si ha una buona visibilità;
potrò vedere bene quella cosa".

Dr. SIMON - Crede sempre che si tratti di un Piper Club?

BARNEY - Mi chiedo se quei piloti sono militari. Non dovrebbero
volare a quel modo. Girando così potrebbero causare un incidente. Cosa
succederà se mi piombano addosso? Dei militari non dovrebbero agire
così.

Dr. SIMON - Sta cercando un posto per parcheggiare, e poter
meglio osservare. Betty la sta esasperando.

BARNEY - Voglio svegliarmi.

Questa è la reazione normale di un soggetto sul punto di rivivere un
avvenimento penoso. Così avvertito, il Dr. Simon sa che il soggetto si
trova forse sull'orlo di una violenta reazione emotiva.

Dr. SIMON - Non si sveglierà. É immerso in un sonno profondo. Si
sente bene, è rilassato. Non deve essere inquieto. Andiamo. Adesso si
ricorda di tutto.

BARNEY - Si trova proprio sulla mia destra. Signore! Ma che
cos'è? (La sua voce incomincia a tremare) Provo a dominarmi. Betty non
potrà dire che ho paura. Dio, ho paura!

Dr. SIMON - Molto bene proseguiamo.

BARNEY - (Scoppia in singhiozzi poi urla). Un'arma, voglio
un'arma! (Urla di nuovo. I singhiozzi diventano incontrollabili. Che
cosa deciderà di fare il Dr. Simon? O imporgli l'amnesia e farlo uscire
dalla catalessi o proseguire l'esperimento e applicare la terapia
dell'esteriorizzazione: liberarsi dai propri sentimenti come di un
peso.)

Dr. SIMON - Dorma. Adesso può dimenticare. Ha dimenticato. É
tranquillo. Si rilassi. É perfettamente rilassato. Non deve urlare. Ma
può ricordarsi. Continui a parlare. Ma può ricordarsi. Continui a
ricordare. Sente il bisogno di un'arma?

BARNEY - Sì.

Dr. SIMON - Sente che gli faranno del male?

BARNEY - Sì. Apro il cofano della macchina. Prendo la chiave per
smontare i pneumatici. Tomo in macchina.

Viene ripreso dal panico.

Dr. SIMON - Sia ragionevole, conservi la calma.

BARNEY - Tengo la chiave con me. Esco con il binocolo. L'oggetto
è lì. Guardo. Proprio nel prato accanto. Penso e ripenso: "Non sono
impaurito, non ho paura... Io avrò. Non ho paura!". E attraverso la
strada... È lì... proprio davanti a me. Ohh!

Ricomincia a urlare.

Dr. SIMON - L'oggetto è lì. Lo vede. Ma non l'aggredirà.

BARNEY - Perché non se ne va? Guardi là. C'è un uomo dentro! Sarà
il comandante? Chi è? Mi... mi guarda!

Dr. SIMON - Descriva l'oggetto.

BARNEY - Assomiglia... a una rossa frittella con dei finestrini,
file di finestrini, e luci. No, non sono luci, ma un alone di luce.

Dr. SIMON - File di finestrini? Come un aereo di linea?

BARNEY - File di finestrini. Non come un aereo di linea.
Diventano rotonde tutt'intorno a quella rossa frittella. Non è
possibile. Sto sognando. Eppure no. L'oggetto è lì. Se almeno potesse
venire qualcuno. Se potesse venire qualcuno e dirmi che non c'è. Non può
essere, eppure...

Il dottore, pensando che Barney ha potuto sognare tutto ciò, vuole
chiarire questo punto.

Dr. SIMON - Ma non aveva sonno?

BARNEY - Mi pizzico il braccio destro...

Dopo aver scambiato qualche frase su quell'argomento, il dottore si è
convinto che Barney è realmente sveglio. La conversazione prosegue sullo
stesso tono e arriva a conclusione.

Il 29 febbraio Barney si sottopone alla seconda seduta di ipnosi e pro
segue col racconto descrivendo com'è stato catturato e portato
all'interno dell'oggetto.

BARNEY - Ho visto un gruppo di uomini in mezzo alla strada. Era
tutto illuminato come fosse quasi pieno giorno. Ma non era la stessa
luce… Sono venuti verso di me. Non pensavo più alla chiave inglese.
D'altronde temevo di venire aggredito qualora avessi pensato alla chiave
come ad un'arma. Se non l'avessi usata non mi sarebbe stato fatto
niente. Sono arrivati e mi hanno fatto uscire dalla macchina: Mi sentivo
molto stanco ma non avevo paura. Non ero neanche perplesso. Non mi pongo
domande… I mie piedi mi trascinano… Non ho paura. Ho l'impressione di
sognare… I miei piedi non vanno a sbattere contro le rocce. È strano.
Avevo avuto l'impressione di urtare le rocce con i piedi. Ho paura ad
aprire gli occhi perché il mio corpo mi ordina di tenere gli occhi
chiusi. Non li apro. Non voglio essere operato… È a quello che sto
pensando, ma ho gli occhi chiusi, è una immagine mentale. Non sento
male. È soltanto una sensazione. Ho una sensazione di freddo
all'inguine.

In seguito, Barney continua a raccontare quello che gli è stato fatto
all'interno dell'oggetto e arriva alla conclusione della sua avventura.

Dr. SIMON - E l'oggetto volante? Scomparso?

BARNEY - Sì. Betty mi disse a mo' di scherno: "Allora, adesso ci
credi ai dischi volanti?" Risposi: "Betty, non essere ridicola. No, non
ci credo". Ed è allora che sentimmo dei suoni come se la nostra macchina
emettesse un ronzio ed ho taciuto.

Dr. SIMON - Ha udito dei suoni?

BARNEY - Bip-bip-bip-bip-bip.

Dr. SIMON - Questi bip assomigliavano ai segnali in codice che si
utilizzano per radio? O forse ricordavano qualche altro suono?

BARNEY - Bip-bip-bip… Era un suono particolare…

IN seguito alle due sedute. il Dr. Simon incomincia a intravedere la
causa della depressione di Barney: l'incidente ha causato su d lui un
intenso shock nervoso. Non ci sono dubbi sl fatto che Barney ha visto un
UFO particolarmente impressionante e che tale apparizione ha provocato
in lui un grave trauma. In quanto a sapere se il so rapimento a bordo
del disco volante è reale o se è soltanto una conseguenza dello schok
emotivo non è facile dirlo. Comunque siano andate le cose è successo
qualcosa di straordinario e questo nessuno lo può negare.
I giorni 7 e 14 marzo tocca a Betty farsi ipnotizzare e il suo racconto
è ancora più fantastico di quello del marito. Descrive con precisione
l'accoglienza riservata dagli "umanoidi" nonché tutti gli esami subiti.
Il suo racconto è molto più completo di quello di Barney: ciò nonostante
in molti punti le due narrazioni si assomigliano. Siamo al punto in cui
gli uomini fanno uscire Barney e Betty dalla macchina.

Dr. SIMON - Quegli uomini parlavano bene l'inglese?

BETTY - Uno solo parlava. Aveva un accento straniero. Abbiamo
camminato. Siamo arrivati vicino all'oggetto posato la suolo. Credo
proprio si trattasse di quello che avevo osservato nel cielo. Mi hanno
fatta entrare nell'oggetto… Alzano le maniche del mio vestito e
osservano le mie braccia. Me le girano per vedere anche la parte
interna. Hanno uno strumento. Assomiglia a un microscopio, un
microscopio con una grossa lente. Ho pensato che stessero fotografando
la mia pelle. Poi con lo strumento che assomigliava ad un tagliacarte mi
hanno grattato il braccio. E così hanno raccolto come delle piccolissime
particelle di pelle, sa come quando la pelle è molto secca e si squama e
hanno messo quelle particelle in un sacchetto di plastica o di cellophan,
che il capo del gruppo ha riposto in un cassetto… Di nuovo sdraiata
sulla schiena, mi accorgo che quello che mi fa passare l'esame ha in
mano un ago lunghissimo. Gli chiedo cosa abbia intenzione di farne.
Quando mi dice di volermelo mettere nell'ombelico, che si tratta di un
test, mi metto ad urlare: "No, mi potete ferire, non lo fate". Grido,
gli dico: "Fa male, fa male, me lo tolga". Allora il capo si avvicina,
mi passa la mano sugli occhi e mi dice che va tutto bene, che non sento
nulla… Il dolore scompare. Ma ho un senso di fastidio là dove mi hanno
messo l'ago.

Dr. SIMON - Le hanno fatto proposte sessuali?

BETTY - No, quando ho chiesto al capo perché mi metevano un ago
nell'ombelico, mi rispose che era un test di gravidanza.

(Nota: All'epoca i test di gravidanza non esistevano).

Dr. SIMON - Bene. Fermiamoci qui.

Così finisce questa conversazione del 7 marzo e la settimana successiva
la seduta riparte con una domanda riguardante il famoso ago.

Dr. SIMON - A proposito di quell'ago, l'hanno introdotto molto
profondamente?

BETTY - Era un ago lungo. Non so. Non ho guardato, ma doveva
misurare 10 cm, forse 15. C'era collegato una specie di tubo. Non me lo
hanno lasciato dentro per molto. Un secondo…

Dr. SIMON - Che tipo di dolore ha sentito?

BETTY - L'impressione di un taglio. Ho molto gradito quando il
capo ha fatto cessare il dolore. Era la fine del test… Gli dissi che mi
sarebbe piaciuto avere una prova. Notai un libro, un libro molto grosso.
Potevo tenerlo? Mi disse di guardarci dentro. Lo sfogliai. C'erano delle
pagine scritte, ma in modo del tutto particolare: i segni sembravano
salire e scendere.

Dr. SIMON - Era inglese o qualche altra lingua conosciuta?

BETTY - No, non era inglese.

Dr. SIMON - Lei conosce tipi di scritture verticali?

BETTY - Non ne conosco, ma potrei riconoscerli, per esempio l
giapponese.

Dr. SIMON - Giapponese. Assomigliava al giapponese?

BETTY - No.

Dr. SIMON - Era scritto o stampato?

BETTY - Era diverso… i tratti erano a volte snelli, a volte di
grussezza media, a volte molto spessi. C'erano dei punti, delle linee
erette, delle curve.

Betty continua a descrivere l'interno del disco e arriva al momento di
lasciare l'oggetto. È a questo punto che accade un incidente; il "capo"
che le aveva promesso il libro, glielo riprende all'uscita.

BETTY - Non dimenticherò! Può riprendersi il libro, ma non mi
farete mai dimenticare…! Mi ricorderò, dovesse essere l'ultima cosa che
dovessi fare… (il capo) si mise a ridere e mi disse: "Forse si ricorderà
ma spero di no. Non le farebbe che del male; Barney, lui, dimenticherà.
E sarebbe preferibile che dimenticasse anche lei". Mi trovavo sulla
rampa, avevano portato via Barney... Sono tornata alla macchina. Barney
vi si trovava già. Aveva l'aria di un automa: gli occhi aperti, agiva
normalmente... Ho guardato l'oggetto, diventava sempre più chiaro e
brillante, si alza, si allontana... Barney mette in moto. Mi sento
felice. Dico a Barney: "Allora prova ancora a dirmi che non credi ai
dischi volanti". Mi risponde: "Non essere ridicola!". Credo che stia
scherzando e di colpo ecco di nuovo il bip-bip-bip.

Dr. SIMON - È la seconda volta che lo sente?

BETTY - Sì, e ho pensato: "È il loro saluto. Ovunque vadano, se
ne sono andati. In quanto a noi, penso che dimenticheremo..." Ho
continuato a guardare fuori per tutto il tragitto di ritorno... Credo
che avevo voglia di dimenticare. Cos'altro avrei potuto fare? Mi chiedo
se mai torneranno... li continuo a cercare.

(Com'è facile notare i racconti di Barney e Betty Hill presentano
evidenti punti in comune, ma è proprio questa grande somiglianza e la
straordinaria precisione del racconto di Betty che sconcertarono il
neurologo. Secondo il suo parere non c'era alcun dubbio sul fatto che
gli Hill dicessero la verità e che era impossibile che soffrissero tutti
e due di allucinazioni identiche. Ma era convinto che la storia era
stata ingigantita e che probabilmente Barney era stato influenzato dai
sogni di Betty. Per chiarire questo punto, convocò i coniugi per una
nuova seduta il 21 marzo. Sarà interessante perché il Dr. Simon arriverà
alla conclusione che malgrado le sue proteste, gran parte del racconto è
stato suggerito a Barney da Betty.)

Dr. SIMON - Betty fa molti sogni? Ha degli incubi?

BARNEY - Sì. Diceva di aver sognato che la portavano via a
bordo di un oggetto e nel sogno portavano via anche me.

Dr. SIMON - In che modo gli raccontò tutto ciò?

BARNEY - Generalmente quando c'era gente in casa.
Raccontava di essere stata in un disco volante e di aver parlato con il
personale di bordo.

Dr. SIMON - Gli raccontò che cosa le è successo mentre stava no
esaminando lei?

BARNEY - No. Non me lo disse mai. Ero sdraiato su di un tavolo e
sentivo che mi stavano esaminando.

Dr. SIMON - Ciò accadde nel sogno di Betty?

BARNEY - Le sto raccontando ciò che veramente accadde.

(Il 28 marzo il Dr. Simon ha una conversazione con i coniugi Hill ma
questa volta a livello cosciente. Barney esprime dei dubbi rispetto alla
veridicità del racconto che fece sotto ipnosi: gli è impossibile
precisare se si tratta di un sogno o no.)
BARNEY - Non ci posso credere... Sono sconvolto...

Dr. SIMON - Sconvolto da cosa?

BARNEY - Da quello che ricordo dal nostro precedente incontro.
L'aver visto un oggetto non identificato, aver avuto dei contatti con i
suoi occupanti... tutto ciò eccita la mia immaginazione e il lato
incredibile del caso. Le faccio una domanda: ci sono probabilità che si
tratti di allucinazioni?

Dr. SIMON - Mi sta chiedendo se credo possibile che si sia
sognato tutto? Qual'è la sua idea in proposito?

BARNEY - Per essere sincero se non avessi il timore di sembrare
ridicolo, direi che è veramente successo.

(Il 5 aprile 1964 gli Hill furono autorizzati ad ascoltare le
registrazioni delle varie sedute. Fu un incontro determinante perché
ascoltando i loro racconti, Barney e Betty riuscirono non solo. a
colmare le lacune dovute all'amnesia ma anche a ricordare dei
particolari interessanti quali il portamento ed il fisico degli
"umanoidi". Dopo questa seduta poterono ricostruire passo dopo passo lo
svolgimento esatto dell'accaduto.)

Per il Dr. Simon era più che probabile che l'incontro con un UFO avesse
provocato negli Hill una reazione nervosa grave, ma che il rapimento e
l'esame a bordo del disco rimanevano estremamente incerti. Eppure
secondo Betty, l'ipnosi altro non fece che mettere in luce ricordi di
avvenimenti reali. Barney esitava: ciò che credeva fosse la verità, lo
era realmente? Una allucinazione identica (una "follia a due") è da
scartare, perché non soltanto è un fatto estremamente inusitato ma
richiede inoltre tutta una serie di condizioni che non si ritrovano nel
caso Hill. Rimangono allora due possibilità: o l'esperienza è totalmente
reale o, in seguito ad un fenomeno particolarmente strano, l'esperienza
è stata modificata da un tale stato emotivo da produrre interpretazioni
illusorie di un fenomeno reale.
I sogni di Betty avrebbero allora avuto una parte di rilievo in questa
interpretazione abusiva. D'altra parte bisogna segnalare che nessuna
spiegazione è stata fornita per ciò che riguarda le "macchie circolari"
sull'auto che fecero impazzire la bussola: erano tracce magnetiche?
Ultimamente abbiamo chiesto al Dr. Simon ciò che attualmente pensava del
caso Hill. Rispose di essere certo che Betty e Barney avessero
incontrato un UFO di natura sconosciuta ma che non erano stati "rapiti";
la storia del rapimento proverrebbe dai sogni di Betty, che secondo lui
richiederebbero ore e ore per essere analizzati.
Prima di concludere, parleremo di ciò che successe dal 1964 in poi. Nel
1967 gli Hill chiesero di essere nuovamente interrogati sotto controllo
scientifico. Per due ore vissero interamente la loro esperienza sotto
ipnosi in presenza del Dr. Simon, del Dr. J.Allen Hynek, che fu per
lungo tempo il maggior consigliere del "Project Blue Book", e di
numerosi consiglieri scientifici dell'U.S. Air Force. Malgrado le
domande tecniche che furono loro rivolte, il racconto non mutò. John G.
Fuller, che assisteva a quella seduta, ci disse di aver chiesto al Dr.
Hynek se credesse a quella storia e Hynek rispose: "Come potrei non
crederci?".
E gli Hill? Contrariamente a ciò che qualcuno volle far credere, non
morirono tutti e due di leucemia. Nel 1969 Barney morì per una emorragia
cerebrale in pieno inverno: e tutti sono concordi nel dire che la sua
morte non ha niente a che vedere con l'esperienza vissuta nel 1961.
Barney soffriva di ipertensione ed è lì che bisogna cercare la causa del
decesso. In quanto a Betty occupa attualmente un posto importante in una
organizzazione sociale dello stato del New Hampshire.
Concludendo, diremo che certi fatti non possono venire negati. È
evidente che ci fu un'apparizione sufficientemente fuori del comune per
provocare un trauma grave le cui conseguenze emotive si moltiplicarono
in Barney probabilmente per un suo stato di tensione provocato da un
complesso razziale. Separare il sogno dalla realtà è molto difficile per
non dire impossibile e ci asterremo dall'imporre una spiegazione
qualsiasi.
Aggiungiamo un ultimo particolare, che Jacques Vallée riporta nel suo
libro "Passport to Magonia": ...l'oggetto visto dagli Hill fu
intercettato da un radar militare.
Durante una occasionale conversazione, il 22 settembre 1961, tra il
maggiore Gardiner B. Reynolds, 100th Bomb Wing DC01, e il capitano
Robert O. Daughaday, Commander 1917-2 AACSD IT, della Pease Air Force
Base (New Hampshire), si apprese che il 20 settembre si verificò uno
strano incidente al posto radar 0214.
Sul momento non si diede importanza all'incidente.
Nessun altro particolare poté poi essere aggiunto al "Rapporto
quotidiano del controllore radar". Questo brano è un estratto del
rapporto ufficiale scritto dal maggiore P. W. Henderson, che fu il primo
a interrogare gli Hill. Allora, il rapimento fu una illusione o una
realtà? Giudicate voi!

DOPO L'ABDUCTION
IL MISTERO
Dopo la terapia con il Dr. Simon, la coppia era apparentemente
ristabilita e riprese una vita normale. Ma l'esperienza vissuta aveva
lasciato il segno e, negli anni seguenti, gli Hill condussero una serie
di esperimenti tesi a ristabilire un "contatto mentale" con i loro
rapitori. Betty, in particolare, "sentiva" un supposto "legame
telepatico" e così, il 26 e 27 luglio 1967, in compagnia di tre amici
(uno scrittore, un fisico e uno "scienziato", l'identità dei quali non
fu da loro rivelata) attesero gli UFO in un campo a poche miglia da
Newton, New Hampshire. Non si presentò nessuno. Un fiasco dunque? Forse
no. Quella stessa notte, a poche miglia di distanza, due testimoni
osservarono davvero un UFO.
Rimasta vedova nel 1969, Betty registrò quindi una serie di fenomeni
insoliti all'interno della propria abitazione. Si andava dallo spegnersi
inspiegabile degli elettrodomestici alla misteriosa sparizione di una
notevole quantità di ritagli (sulla esperienza condivisa con Barney nel
1961) posti all'interno di un contenitore sigillato.
Naturalmente nulla può farci escludere che ci si trovi di fronte a
curiose coincidenze e che, forse, certi eventi da "casa stregata" siano
riconducibili a cause fortuite. In questo scenario rientrano le
frequenti "telefonate fantasma" (l'apparecchio suonava ma nessuno era
poi all'altro capo del filo) e gli strani rumori senza causa apparente
registrati in casa Hill.
Oggi, Betty sostiene di aver osservato varie volte degli UFO,
indipendentemente dal suo "rapimento", e con lei i suoi genitori, le sue
sorelle, suo fratello e i suoi nipoti. La Hill ha anche scattato una
foto ad uno di tali oggetti su Portsmouth, New Hampshire, nel 1977.
Attualmente Betty ha scritto un libro ("A Common Sense Approach to UFO"
- 1995), edito da lei stessa, che tende a fare il punto su un'esperienza
che le ha cambiato la vita e che forse non si è ancora conclusa.
Crediti: EdicolaWeb.net
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